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Rinasce il Commodore 64 (?) con Ubuntu (!?!?)
Un “fake”?
Il “fake” è un falso, inteso sia come identità personale (qualcuno che ruba l’identità di qualcun altro), sia come prodotto industriale (un prodotto che in realtà non esiste, ma è il risultato di un abile ritocco fotografico).
Rimbalza da qualche giorno la notizia di una “rinascita” del mai dimenticato Commodore 64, il piccolo computer casalingo che, insieme all’acerrimo rivale del Sinclair ZX Spectrum, ha spopolato negli anni ’80, su cui si sono fatti le ossa molti dei programmatori della mia generazione – quelli che cominciano adesso ad avere i capelli grigi.
Meglio quelli che hanno ancora i capelli e cominciano ad averli grigi!
Ho letto questa notizia su parecchi siti internet, l’ultima segnalazione me l’ha mandata Carla ieri.
La cosa che mi sembra strana era che nessuna delle notizie specifica il sito del produttore. Ancora, nessuna delle notizie specifica la fonte.
Come l’ha comunicato Commodore che avrebbe rilasciato un “Nuovo Commodore 64″? Coi piccioni viaggiatori? Possibile, ma estremamente inefficiente per le lunghe distanze.
A prima vista, si trattava appunto di un “fake”, cioè un falso. E anche una “notizia copia-incolla”, un fenomeno molto diffuso su Internet, che consiste nel copiare una notizia da un sito e incollarla in un altro, senza avere la decenza di cambiare qualche parola qua e là – così da simulare un’intelligenza umana nel processo, senza citare la fonte, e senza neanche avere il buon senso di verificarla.
Si, è un fake! Ma anche no!!
La notizia è proprio una di quelle che rimbalzano, infatti dicono tutte la stessa cosa. Facendo una ricerca un po’ più approfondita, si arriva anche alla notizia originale su engadget.com e da lì al comunicato stampa di sul sito di Commodore USA. Meglio della società che ha acquisito i diritti sul marchio Commodore, azienda morta e defunta da anni. Sul comunicato stampa del 25 Agosto 2010 – l’unico presente sul sito – si legge:
“In response to an overwhelming demand from former Commodore users worldwide, Commodore USA’s CTO Leo Nigro announced today that their new Commodore PC64 will be available for purchase this holiday season. Featuring an exact replica of the original beige chassis Commodore C64, this new addition to our lineup will include an Intel Atom 525 CPU with NVIDIA Ion2 graphics, 4GB DDR3 memory, 1TB Hdd, HDMI, DVD/CD optical drive (Blu-ray optional), dual-link DVI, six USB ports, integrated 802.11n WiFi, bluetooth and a 6-in-1 media card reader.”
“In
risposta alla travolgente domanda da ex utenti
Commodore in tutto il mondo, il CTO Commodore USA Leo Nigro ha annunciato oggi che il loro
nuovo Commodore PC64 sarà disponibile all’acquisto per le prossime feste (Natale ndt). Questo nuovo prodotto della nostra linea sarà dotato
di una replica esatta dell’originale chassis color beige del Commodore C64, con CPU Intel Atom 525, scheda grafica NVIDIA Ion2, 4GB di memoria DDR3, disco fisso da 1TB, uscita HDMI,
lettore CD/DVD ottico (Blu-ray opzionale), dual-link DVI, sei porte USB, 802.11n WiFi integrato, Bluetooth e un lettore di schede multimediali 6-in-1.”
Si tratta quindi di una pura operazione di marketing marchettaro, architettato per riempire i siti di notizie, cercando acquirenti tra vecchietti sentimentalisti che affezionati a un glorioso passato.
Qualche sito ha anche scambiato il Phoenix per il nuovo C64!
E Ubuntu?
La buona notizia è che Ubuntu è fornito già adesso con tutti i PC di Commodore USA, insieme ad altri sistemi operativi. É quindi molto probabile che Ubuntu ci sarà anche sul “nuovo” Commodore 64. Come piccola pecca, dal sito si vede che Commodore usa Ubuntu 9.10, se passassero a Ubuntu 10.04 sarebbero più credibili, e al passo coi tempi.
Non ci resta quindi che aspettare Natale e vedere cosa c’è sotto l’albero Commodore.
Ubuntu 10.10 Maverick: 10 video con le 10 migliori caratteristiche
Nonostante il periodo di ferie (o forse proprio per questo!), c’è molta attività intorno a Ubuntu “Maverick” 10.10, il cui rilascio è atteso per il 10 Ottobre 2010.
Proprio oggi, Mark Shuttleworth ha lanciato dal suo blog un’altra iniziativa promozionale per Ubuntu 10.10: la creazione di 10 video che illustrino le 10 migliori caratteristiche di Maverick.
Il primo video l’ha già “scovato” Mark stesso, e illustra le funzioni della nuova interfaccia “Unity”, studiata apposta per Ubuntu Netbook Edition, la versione di Ubuntu per i cosi… i piccoli aggeggi… si, insomma, i computer preferiti dalla Comunità Ubuntu-it!
Per chi vuole partecipare all’iniziativa, c’è una pagina sul wiki internazionale in cui segnalare i propri video…
PS: mentre scrivevo questo post, qualcuno ha già inserito sul wiki un nuovo video: questo è su Shotwell, il programma di fotoritocco che sostituirà il deludente e insufficiente e inefficiente F-Spot.
Link:
Post originale sul blog di Mark Shuttleworth (in inglese)
Pagina sul wiki dedicata all’iniziativa (in inglese)
Articolo Originale sul blog di Dario Cavedon
Universal USB Installer per Windows: Esegui Linux da chiave USB
Per chi usa Windows ma vuole provare Linux esistono molti modi per poter procedere senza dover istallare il sistema operativo, una di queste possibilità è utilizzare Linux da un una chiave USB.
Universal USB Installer è una software che permette di creare in modo semplice versioni portatili di qualsiasi distribuzione Linux con funzioni anche di persistenza se la distribuzione lo permette.
Questo significa che conserva tutte le nostre preferenze, cioè che le modifiche che vengono fatte, programmi istallati e quant’altro rimangono validi ai prossimi avvii senza che vengano perse al concludere l’attività.
Il programma fa praticamente tutto, ci offre il download di decine di distribuzioni, la formattazione e la relativa istallazione nel pendrive. Se abbiamo già la ISO della distribuzione, indichiamo il percorso ed istalliamo.
Possiamo così provare Linux e portarci il nostro sistema preferito ovunque. Gratis.
Sistema operativo: Windows
Dimensione: 773 KB
Sito e download: Universal USB Installer
Il sistema operativo del futuro? L’applicazione.
Molto interessante l’ultimo articolo di Matt Asay, il nuovo COO di Canonical. Matt prende spunto da una recente dichiarazione di Fabrizio Capobianco, CEO di Funambol:
“L’iPad rappresenta un nuovo paradigma di interazione uomo-computer. Il desktop è scomparso. Le cartelle sono scomparse. I documenti vivono all’interno delle applicazioni. Il dispositivo si trasforma nell’oggetto richiesto, è un non-oggetto, è ciò che vuoi che tu sia. Selezioni un’icona e diventa una calcolatrice. Nessuna cartella, nessun file, solo numeri proprio come avessi in mano una calcolatrice. Un altro tocco e diventa un blocco notes. Ancora uno ed è una cornice per foto. È il futuro del computing. L’iPad è il naturale sostituto del personal computer”.
Perchè questa affermazione? Perchè l’iPad semplifica l’esperienza utente trasformandola in ciò che effettivamente l’utente desidera, eliminando ogni complessità relativa al come ciò possa avvenire. Gli sviluppatori open source hanno recepito ciò con un certo ritardo, pensando forse che tutti anelino ad armeggiare nel codice sorgente, oppure che dispongano almeno della capacità di farlo.
Eppure ciò non è vero per l’utente medio e per la maggior parte del mercato. Occorre che le nostre macchine lavorino per noi e non viceversa. Nel mondo del post-PC, può l’open source svolgere un ruolo predominante?
Secondo Matt Asay, la risposta è positiva. Tuttavia occorre un open source completamente diverso da ciò che è stato inteso finora. Le comunità di sviluppo dovranno dimostrare assoluta attenzione verso le esigenze dell’utente finale, con particolare enfasi sull’interfaccia e sull’architettura di base.
L’open source ha bisogno della stessa lucidità di Apple in questo approccio, senza peraltro perdere la sua caratteristica di libertà. Da dove iniziare? Smettere di pensare al sistema operativo e concentrarsi invece sul network.
Apple può farlo perchè la sua politica commerciale non è fondata sulla vendita del sistema operativo, a differenza di Microsoft ancora legata a antichi criteri commerciali. Da quest’ultima considerazione ne deriva che l’open source è più vicino ad Apple che non a Microsoft. Linux è libero e il modello di business dell’open source non è fondato sulla vendita del sistema operativo.
Si tratta, quindi, di una questione di focus, che deve essere indirizzato sull’utente. I progetti commerciali open source di maggior successo saranno quelli che terranno sempre a mente l’identità dei propri utenti e non quella della sua comunità di sviluppo.
Il sistema operativo del futuro? L’applicazione. « Fabio Marzocca.
Impiegare il BlackBerry come modem da Ubuntu
Grazie a Thibaut Colar, ora è finalmente possibile usare il modem interno del BlackBerry per effettuare collegamenti internet anche da Ubuntu.
L’applicazione sviluppata da Thibaut si chiama Berry4All e se da un lato il codice è estremamente efficiente nella sua funzionalità, purtroppo il sito web non offre molta chiarezza nell’uso, perciò cercherò di sintetizzare qui la mia esperienza, cercando di renderla quanto più lineare possibile.
Installazione dipendenze.
Berry4All è scritto in python, quindi occorre prima verificare se le seguenti dipendenze sono già installate:
sudo apt-get install python libusb-dev ppp python-usb
Download e installazione Berry4All.
Scaricare il software da questo link e salvarlo nella propria Home. Successivamente estrarre completamente il pacchetto compresso. Si verrà così a creare il folder bbtether nella Home, nella cui directory conf saranno presenti gli script per il collegamento alla TIM, facilmente modificabili per altri operatori.
Collegamento.
Collegare il BlackBerry tramite il cavo USB, aprire un terminale e digitare:
cd $/HOME/bbtether sudo python bbtether.py tim
Nota: Se il vostro cellulare è protetto da password, l’ultima istruzione dovrà essere sostituita dalla seguente:
sudo python bbtether.py tim -P miapassword
A questo punto inizierà il colloquio tra il PC e il cellulare della RIM, fino alla presentazione a schermo dei dati di connessione. Es:
local IP address 25.228.79.47 remote IP address 169.252.3.1 primary DNS address 66.94.9.120 secondary DNS address 66.94.25.120
Siete collegati e potete navigare! Lasciate aperto il terminale. Berry4All avrà creato una connessione di tipo PPP con il provider.
Disconnessione.
Per disconnettersi dalla rete sarà sufficiente premere Ctrl-C nel terminale in cui Berry4All è in esecuzione. Attenzione: attendere che tutte le operazioni di handshake si concludano e l’applicazione esca normalmente riportando il terminale fino al prompt di sistema.
Nota: le prove sono state effettuate con Ubuntu 9.10, Blackberry 8320 curve, e Berry4All v. 0.3k. Esiste anche una versione GUI dell’applicazione, ma vista la semplicità d’uso, l’esigenza di ulteriori dipendenze e nessuna funzionalità aggiuntiva, ho preferito optare per l’uso da terminale.
Ovviamente si può aggiungere un lanciatore personalizzato, un’icona e qualunque altra cosa per rendere la user-experience meno spartana, tuttavia la sostanza non cambia…
Impiegare il BlackBerry come modem da Ubuntu « Fabio Marzocca.






